PRIVACY, SU LA MASCHERA!

… ma cos’è questa privacy? Ed è davvero importante?

Privacy = protezione dei dati personali … personali, ha a che fare con la parola “persona” … ma che vuol dire “persona”? Cosa o chi è una “persona”?

Persona è una parola di origine etrusca (W gli Etruschi!) che significava “maschera teatrale” per poi diventare un concetto filosofico che esprime la singolarità di ogni individuo. Se poi pensiamo che il diritto alla protezione dei dati personali è qualificato come “DIRITTO E LIBERTÀ FONDAMENTALE”, non possiamo esimerci da qualche riflessione partendo da aspetti molto concreti e inerenti la nostra vita quotidiana.

Già, perché se la parola persona nasce con il significato di maschera teatrale per poi arrivare ad esprimere la singolarità di ogni individuo ed il diritto alla protezione dei dati personali è considerato come un diritto, ma soprattutto una libertà, fondamentale, un motivo ci sarà … ed il motivo secondo me è molto semplice: il legislatore (europeo, in questo caso) ci riconosce il diritto e la sacrosanta libertà di “indossare la maschera che preferiamo”. E fino a qui possono sembrare ancora discorsi teorici, ma non è così.

Alcuni esempi concreti.

Tutti noi, più o meno consapevolmente, scegliamo come vestirci, pettinarci (almeno per chi i capelli ce li ha), assumere una certa postura, tono di voce, usare certe parole invece che altre e così via. E questo in base ai diversi contesti in cui ci troviamo, ad esempio l’atteggiamento (compreso contenuto e tenore delle conversazioni) che teniamo nei confronti del “capo” sarà probabilmente diverso rispetto a quello che teniamo con il nostro collaboratore, il comportamento con mariti/mogli/compagni/e tende ad essere un po’ diverso rispetto a quello con l’amante … così come di solito vi è qualche differenza tra come ci comportiamo in una riunione di lavoro e in una sera di “bisboccia” con gli amici. Con la diffusione dei social network questo aspetto assume una dimensione strabordante perché è ciascuno di noi che sceglie come apparire in “rete” con foto, testi, citazioni, idee, parole, musica, immagini ecc. ecc. creando una vera e propria identità virtuale/digitale, una specie di nostro avatar nel cyberspazio.

Luoghi comuni e frasi celebri

E qui entrano in gioco alcuni dei più famosi luoghi comuni sulla Privacy, tipo: “Eh ma tanto al giorno d’oggi con tutto questo internet e queste telecamere sanno già tutto di noi”, “Eh ma tanto io problemi non ne ho, faccio tutto alla luce del sole e non ho niente da nascondere”, “io sto sempre in casa e non mi faccio tanto vedere in giro”, “tanto gira e rigira fanno sempre come gli pare”, e così via … Intanto mi pare interessante rilevare che l’autore di uno di questi luoghi comuni, e più precisamente “chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere”, pare sia Adolf Hitler (o comunque uno della sua banda tipo Goebbels, addetto alla comunicazione di “regime”), il ché darebbe già un po’ da riflettere … e poi rispondo a questa sequela di frasi scontate con una citazione che invece trovo estremamente conforme alla realtà dei fatti e delle persone, che si abbia il coraggio di ammetterlo o no: “Tutti hanno una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta”, è di Gabriel Garcia Marquez e credo che nessuno sia in grado di smentirla ad una analisi attenta e sincera.

Altro esempio, la busta paga

Pensiamo alla busta paga, a parte le informazioni sullo stato di salute (e l’assenza per malattia è già un informazione circa lo stato di salute: non è al lavoro perché malato e quindi è un dato c.d. “sensibile” e su questo ci sarebbero episodi interessanti da raccontare come quello trattato dalla Corte di Cassazione in cui la privacy è entrata in un processo civile di divorzio per un tradimento coniugale scoperto tramite una cattiva gestione della busta paga, resa accessibile da addetta delle pulizie su commissione del coniuge “tradito” … ma lasciamo perdere, ci dilungheremmo e spero ci siano altre occasioni per tornarci sopra), pensiamo ad esempio allo stipendio, che non essendo un’informazione sullo stato di salute né sull’orientamento politico o sessuale ecc. non è un c.d. dato sensibile, la maggior parte delle persone che ho conosciuto non vuol farlo sapere, questo probabilmente perché lo stipendio, che sia molto basso o molto alto, dà un’immagine “sociale” ben precisa di noi, che si sia d’accordo e meno.

Iniziamo a tirare le fila.

E proprio perché di maschere non è che ne indossiamo una soltanto, ma una moltitudine e ce le cambiamo continuamente, nell’arco delle nostre singole giornate e nell’arco della nostra vita (viene in mente Pirandello vero?), a me fa una certo effetto pensare che il legislatore (ricordo ancora una volta, quello europeo, in estremo oriente o negli stati uniti l’approccio è molto diverso …) tuteli e salvaguardi questa nostra libertà come un diritto e una libertà fondamentale di ognuno di noi. Trovo meraviglioso che venga salvaguardata la nostra libertà di esprimerci, non tanto quella di essere noi stessi (che è questione relativa ad altri ambiti di studio) ma quella di manifestarci agli altri come meglio riteniamo, in piena e sacrosanta libertà. E il punto allora qual è? E’ che dobbiamo essere noi, ciascuno di noi ad esercitare questa libertà, e non qualcun altro al nostro posto:

NON il datore di lavoro, che deve fare tutto il possibile per proteggere adeguatamente tutti i dati personali dei dipendenti (e lui ne vede molti, anche sensibili, dallo stato di salute, compreso l’esito delle visite mediche anche per chi deve guidare veicoli, all’iscrizione al sindacato, ai nostri recapiti, ai nostri stipendi ecc.) non divulgandoli e facendo in modo che nessuno non autorizzato vi abbia accesso neanche accidentalmente. Senza parlare poi dei dati dei clienti …;

NON chi gestisce i social network o cose simili, ok noi li “paghiamo” fornendo i nostri dati personali (in quantità impressionante) e loro devono dirci cosa ci fanno esattamente con la massima trasparenza correttezza e comprensibilità, chiedendoci il consenso per utilizzarli e lasciandoci la libertà di negarlo, devono proteggerli con adeguate misure di sicurezza tecniche ed organizzative perché nessuno vi abbia accesso;

NON lo stato o gli enti pubblici che devono fare con i nostri dati soltanto quello che gli consente o gli impone la legge;

NON i call center e chi gli ha dato il mio numero (maledetti!) violando la mia libertà di dare il numero a chi voglio io, per gli scopi che voglio io e di essere chiamato da chi voglio (e magari non 20 volte al giorno proprio mentre scolo la pasta o faccio la pennichella pomeridiana!).

Concludendo

Insomma, l’ormai famoso GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, Reg. UE 2016/679) impone degli obblighi precisi, con pesanti sanzioni a loro carico in caso di mancato rispetto, ai Titolari (cioè chi tratta i dati personali stabilendo finalità e modalità dei trattamenti) e responsabili (vale a dire chi tratta dati “per conto” del titolare) del trattamento, ma dobbiamo essere un po’ tutti noi ad informarci, a conoscere i nostri diritti, e libertà, in proposito, a sapere come esercitarli, ne va delle nostre vite … e delle nostre preziosissime maschere!

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